Si giudicherà di te seguendo il colore delle tue tracce
Un progetto di Sabina de Tommasi per il Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma
Il progetto si è sviluppato da febbraio a maggio 2010. Questo blog è stato creato per riportare le varie tappe dei laboratori; elencare le bibliografie costruite insieme ai partecipanti; mostrare foto e video; dare modo di ascoltare la lettura dei brani scelti.
Dal 25 luglio al 12 agosto 2010 ha accolto alcune riflessioni e provocazioni sul tema dei teatri di cintura e in generale sul lavoro teatrale e culturale decentrato. Ora vuole segnalare curiosità, percorsi di lettura, suggestioni, appuntamenti, tracce originali dei nostri viaggi. Mandate i vostri suggerimenti a tracciatidiviaggi@gmail.com
Oltre ogni limite…. Paesaggi e speculazioni fuori dal raccordo
l’Oltrecittà in FM (ferrovie metropolitane)…..sintonizzatevi! Rom, Romani, Rumeni, concittadini di tutto il mondo, inizia la Primavera….. camminiamo? Camminare ci piace, ci fa incontrare gli altri e ci rende consapevoli di dove viviamo… Quest’anno vorremmo camminare anche per la Costituzione, davanti ai non più tollerabili soprusi del potentato politico, economico e mafioso. Camminiamo perché la nostra esperienza si trasformi in proposta, il nostro sdegno in protesta, il nostro stupore in progetto. Camminiamo perché è ora di cambiare il mondo. Oltrecittà. Primo appuntamento domenica 20 marzo
Tornando a casa una sera la giornalista Carlotta Mismetti Capua incontra sull'autobus 4 ragazzini afgani. Arrivati a piedi a Roma. Avevano camminato per 5000 km. Questo è il group-trailer de 'La città di Asterix': una città che esiste solo su Facebook. Dove anche tu puoi diventare protagonista di questa storia.
- Ho stilato un catalogo puramente personale ed arbitrario delle "cose illuminate" nel tentativo di "salvarle" prima che una lieve variazione della luce, una pioggia, o il variare del mio punto di vista le faccia scomparire per sempre. Per questo ho realizzato una serie di immagini, poi sono andato in bicicletta, percorrendo la via francese del Cammino di Santiago de Compostela, nel periodo compreso fra il 24 aprile e il 9 maggio 2009.
Il catalogo si compone di 52 oggetti visti ognuno in 7 variabili, per un totale di 364 istantanee che ho cercato e fotografato ribaltando la consuetudine di viaggiare e fotografare ciò che incontriamo e ci colpisce, o ci piace, bensì andando a cercare le cose che in precedenza ho deciso di incontrare per compilare il mio catalogo-.
"Sono appassionato delle cose che si vedono.
Provo compassione per le cose destinate a scomparire, "fissandole" con un'istantanea forse le salvo.
Mi piace la parola compassione, perché porta in grembo la passione, non si può provare compassione senza passione.
Ho passione del mondo". Maurizio Agostinetto
Maurizio Agostinetto propone una ironica classificazione dei propri scatti, immaginando un gioco complesso e affascinante con i visitatori della mostra. Coesistono, infatti, più possibilità di interpretazione tra titolo e immagine stessa e, accanto a didascalie che rimandano a oggetti o situazioni realistiche, si trovano titoli astratti per situazioni o oggetti del tutto ordinari.
Uno sguardo diverso. Lo sguardo delle donne. L'Aquila: tutti l'hanno guardata, ma chi l'ha vista veramente? Il comitato "Donne terre-mutate" lancia un incontro nazionale a L'Aquila per il 7 e l'8 maggio 2011.Per portare le donne di tutta Italia a vedere L'Aquila come è. A sentirne gli odori, a toccare le spaccature e a stringere le mani. Per accompagnarle a visitare la "zona rossa" ancora militarizzata, ad entrare nelle C.A.S.E. dove (non) si vive bene, a camminare nei quartieri vuoti e abbandonati, a passeggiare nel centro dopo le undici di sera (prima che chiudano i cancelli!) Vogliamo portarvi nei luoghi che la televisione non ha mai fatto vedere.
Un pensiero diverso. Il pensiero delle donne. Dal 6 aprile 2009, a L'Aquila, le donne riflettono, discutono, lavorano e progettano, mettono insieme comptenze e talenti. Sono le donne delle associazioni, dei luoghi di lavoro, della scuola, dell'arte. Sono le donne che ricostruiscono quel che è permesso ricostruire in un modo differente dagli uomini. Vogliamo confrontarci con donne di tutta Italia, con altri talenti e con altre competenze.
Un'altra città. La città delle donne. Le donne a L'Aquila ri-tessono la vita quotidiana frammentata, vedono il tempo bruciarsi nelle distanze fra il centro storico ancora chiuso e i satelliti tutto intorno, il degrado di case libri mobili suppellettili e luoghi d'incontro un tempo agevoli. Ma dal caos nascono anche nuove occasioni che le aquilane vogliono condividere con donne di tutta Italia. Un momento di gioia , una festosa trama di relazioni: semi di ricostruzione e rinascita, da gettare nella terra tutte insieme.
SOPRATTUTTO ABBIAMO UN SOGNO: COSTRUIRE NELLA NUOVA CITTA' UN LUOGO DELLE DONNE
taccuino e caschetto, i disegnatori si aggirano per L'Aquila a raccontare la città silenziosa
Questo blog nasce perchè nessuno aveva ancora raccontato L'Aquila e il terremoto con matita e taccuino, girando per le strade e disegnandola dal vero. L'Idea è semplice in fondo: raccogliere le immagini dei disegnatori che attraversando le strade, le piazze, le nuove periferie di questa città silenziosa, ma non ancora ridotta al silenzio, vogliano raccontare i luoghi comuni e non comuni del terremoto. Raccontare l'orrore e la volgarità del terremoto, la bellezza forse ancora intatta della città, la voglia di ricostruire e di reagire veramente, gli errori e gli squallori che per ora ha riservato la ricostruzione e mettere su carta che L'Aquila non è proprio quel paradiso in terra di cui parla la gente, quello della "missione compiuta", pieno di case superarredate, scuole, gente felice che ha avuto tutto e chevoletedipiùadesso... ingrati! Per fare questo abbiamo preso un taccuino, una matita, una scatola di acquerelli e camminare, osservare e "ridurre" tutto alle due dimensioni del foglio di carta. Chi viene con noi?
La nostra città esige un cambiamento che non può venire dall’alto, da un potere sempre più burocratico, inetto e corrotto, Roma siamo noi che la viviamo, che vorremmo conoscerla sempre meglio, che vorremmo cambiasse, che pensiamo di poter contribuire a trasformarla con la nostra fantasia e il nostro lavoro, sottraendola a chi oggi specula sull’acqua, sulla terra, sulla casa, sulla vita delle persone.
Non vogliamo implorare, né sedurre o sfruttare le paure di nessuno o vendere chissà quale sogno, come va di moda fare oggigiorno. Vorremmo solo invitarvi/ci a condividere esperienze e progetti, pratiche e strumenti, consapevolezza, creatività e competenze, per realizzare un percorso comune sicuramente lungo e impegnativo, ma anche creativo e vitale, per trasformare i nostri mondi isolati in un mondo comune, più umano e vivibile. Siamo animati da una consapevolezza: da soli nessuno di noi ce la può fare, insieme forse si.
E’ solo l’inizio ciò che può diventare dipende da noi tutti, noialtri, noi/voi, gli altri…
“Non si può continuare così. Il vecchio mondo è finito, non ha senso cercare di resuscitare i cadaveri già decomposti, non ha senso affidare la nostra vita ai cadaveri e alle leggi e agli ordini dei cadaveri. (…) Non possiamo non vedere che un nuovo mondo ci occorre, nel quale possiamo svilupparci da uomini veramente vivi, cioè tutti coraggiosamente, attivamente, organicamente fratelli tra noi. (..) E poichè il vecchio mondo è uno strano cadavere, un cadavere che parla troppo, sappiamo che un enorme lavoro attende ciascuno di noi se vogliamo riuscire – con l’attenzione, l’intelligenza e l’impegno necessari – ad essere vivi come ci occorre, a farci il mondo nuovo, che ci è necessario: sappiamo che dobbiamo tornare nei nostri paesi, a produrre ciascuno fatti nuovi, a costruire ciascuno, un sano rapporto con gli altri, il suo pezzo di mondo nuovo. (…) Se noi riusciamo ad essere la vita chi ci può fermare? Quando una vecchia scarpa impedisce al piede di un bambino di crescere, meglio buttarla e fargliene una nuova” Danilo Dolci, in occasione della marcia della protesta e della speranza. 5/11 marzo 1967 da Partanna a Palermo
Dal 25 settembre al 17 ottobre 2010, a Vetralla, Viterbo, Tuscania
L’Accademia della Tuscia (Officina Culturale della Regione Lazio) e l’Associazione Percorsi (Circolo Arci) presentano il progettoStorie di Lavoro, con il sostegno di Regione Lazio, Assessorato Cultura Arte e l’Amministrazione Comunale di Vetralla. Giunto alla sua terza edizione è un progetto che porta il teatro ma anche la musica e l’arte nei luoghi di lavoro attivi. Fabbriche, frantoi, falegnamerie, la centrale elettrica di Montalto di Castro e quest’anno anche un negozio di parrucchiera sono i luoghi attraversati da questo festival. Non semplici cornici di spettacoli, ma luoghi vivi trasformati dallo sguardo dell’artista e dello spettatore. Nato da un’idea dell’Associazione Percorsi sotto la direzione artistica di Ferdinando Vaselli e il coordinamento di Manuela Cannone il festival sceglie di parlare del presente. Tutti gli spettacoli infatti hanno come denominatore comune il lavoro.
Altra caratteristica del festival è la fusione dei generi, non spettacoli convenzionali ma performance, passeggiate in luoghi inusuali che si trasformano in concerti, spettacoli che diventano degustazioni, esperienze sensoriali in cui lo spettatore è anche protagonista.
giovedì 23 settembre ore 18 1° INCONTRO PUBBLICO verso gli Stati Generali della Cittadinanza
si invita a partecipare TUTTA LA CITTADINANZA ATTIVA E RESPONSABILE presso l’Associazione ex Lavanderia (padiglione 31, piazza S. Maria della Pietà,1) - Roma
PrimaveraRomana vuol contribuire alla realizzazione degli Stati Generali della Cittadinanza proponendo con la Rete Romana di Mutuo Soccorso un percorso di avvicinamento a tappe, della durata di un anno, che attraversando i diversi territori dell’Oltrecittà favorisca la conoscenza del territorio stesso e l’incontro e il confronto tra le tante esperienze di cittadinanza attiva.
Un “dispositivo” che, senza voler indirizzare il merito delle discussioni, consenta l’incontro e lo scambio trasversale tra le diverse reatà territoriali dell’area metropolitana e le diverse aree tematiche attorno a cui articolare il costruirsi di una visione dal basso dell’Oltrecittà Roma.
Ciascun appuntamento cercherà di favorire l’incontro, lo scambio tra singoli cittadini e soggetti collettivi (associazioni, comitati, movimenti…) a tre livelli: - territoriale, aggregando realtà di natura diversa che si occupano dello stesso territorio - tematico, aggregando realtà che in diversi territori e da prospettive diverse si occupano delle stesse problematiche (ad esempio: ciclisti, pedoni e pendolari sulla questione della mobilità - generale, aggregando tutte le diverse realtà di cittadinanza a scala metropolitana, intessendo un dialogo trasversale che sveli le interrelazioni tra problemi apparentemente distanti
Per favorire ciò proponiamo l’articolazione di ciascun appuntamento in tre giornate, una maggiormente dedicata al posto che ospita l’incontro, una al territorio in cui è collocato e la terza ad un tema di interesse generale. per approfondire il progetto e avere ulteriori informazioni clicca qui
"Questo non è un Piatto" è un progetto internazionale per l'educazione ai diritti umani, l'integrazione e la pace attraverso l'arte e la tutela dei patrimoni linguistici e culturali. Attraverso l’esposizione di 35 piatti in ceramica,la mostra non si pone soltanto come espressione di un sapere materiale e di una tradizione artigianale che da secoli connota la cultura artistica nazionale, ma si fa soprattutto strumento per la salvaguardia del patrimonio culturale di tutte le comunità a rischio di cancellazione linguistico-culturale e per la valorizzazione delle diversità quale patrimonio dei popoli. A tale scopo ogni piatto riporta al centro la poesia "La mia Lingua è la mia Nazione", trascritta su ogni oggetto in una lingua diversa, tra le quali anche il tibetano, scelto come emblema di tutte le lingue che hanno difficoltà ad esprimersi e a sopravvivere. 35 piatti per 35 lingue con l’esplicito intento di nutrire, rammentare, curare, unire le persone di tutto il mondo.
La mostra è aperta fino al 30 settembre 2010. Clicca sull'immagine per avere ulteriori informazioni.
La Mia Lingua è la mia Nazione La mia lingua è non violenta Antica Sacra Felice Saggia La mia lingua è la mia speranza il mio conforto e la mia gioia il nostro giocare E' il colore della nostra terra. La mia lingua è la mia storia E' mia Madre Figlio e Moglie E' mio padre, marito, figlia La mia lingua è la mia cultura e la mia fede E' la nostra identità La mia lingua è la mia mente.
Nella mia terra occupata La mia lingua conosce i suoi confini, montagne, laghi e venti La mia mente si dedica alla Preghiera Fino al mio ultimo respiro La mia parola sarà Tibetano OM MANI PADME HUNG La mia lingua è la mia nazione.
Cabina gialla. Sul cartello c'è scritto: "Scambio di libri Ogni persona porta un libro (o più) e lo scambia con un libro della cabina gialla. Le persone che non hanno libri da scambiare possono semplicemente prendere un libro dalla cabina, leggerlo sul divano, sulle sedie, ecc.... e poi restituirlo."
Provo a dare anch’io un contributo alla riflessione, partendo dalla mia esperienza al Teatro Biblioteca Quarticciolo. Io ho lavorato due anni al T.B.Q, il primo anno sono stata chiamata dal Teatro di Roma, il secondo anno, ho continuato il p...rogetto con la mia compagnia, sostenuta da un contributo della Provincia di Roma/Regione Lazio. Il nostro obiettivo era quello di coinvolgere gli abitanti del quartiere in un progetto civico che, attraverso la narrazione del quartiere e dei vari territori in cui si è operato, permettesse loro di fare un’esperienza etica e sociale oltre che teatrale. L'obiettivo è stato raggiunto. Molti abitanti del territorio sono stati coinvolti direttamente negli spettacoli come attori , molti altri invece sono stati intervistati e quindi ci hanno fornito le storie da cui siamo partiti per scrivere il testo teatrale e molti professionisti, tra cui attori, scrittori, architetti, musicisti, artisti…ecc che si interrogano da anni, in modi diversi, sul tema della “città contemporanea” e delle “periferie ”, sono stati chiamati per partecipare a convegni, incontri con le scuole…ecc. Grazie a questo lavoro si è creato un patrimonio di relazioni umane molto ampio, gli artisti coinvolti e gli abitanti del territorio hanno espresso molte energie creative e alcune persone hanno visto migliorare la loro situazione di vita. Penso che sarebbe importante non deludere queste persone, che chiedono e hanno chiesto di continuare a lavorare in questa direzione, e credo che ciò sarà possibile solo realizzando progetti e attivando laboratori di attività “partecipate” che contengano in sé anche una dignità artistica. Il TBQ dovrebbe essere affidato a delle compagnie teatrali " di giovani" (riconosciute a livello nazionale per professionalità e qualità artistica), che fanno un teatro adatto a quei luoghi, un "teatro popolare", ma di qualità “d’arte”. La persona incaricata di gestire e organizzare il TBQ dovrebbe pensare ad un progetto in cui queste compagnie, a turno, ogni 5 o 6 mesi risiedano nel teatro e lo animino con spettacoli, laboratori…ecc.
Non manca solo un Bartolucci, cioè un uomo interno all'organizzazione teatrale il cui sapere non alimenti solo un narcisimo sfrenato ma sia capace di utilizzarlo per la società in cui vive, manca anche una coscienza diffusa dell'insopportabile e inutile egocentrismo delle principali strutture culturali foraggiate con i soldi pubblici che non sentono più in alcun modo il dovere di quello che una volta con una brutta parola si chiamava 'decentramento'; ma dal momento in cui concetti come periferia e centro sono chiaramente superati, se non si sente la necessità di essere 'connessi' con un tessuto culturale diffuso, ci si condanna semplicemente alla fine.
Sicuramente dovrebbero togliersi le vetrine imbellettate, ricordo che la prima volta che sono entrata all'Argentina avevo 18 anni ed ero al mio primo hanno di università nel 2001, dopo un'iniziale capogiro dato da luci, bellezza, magnificenza ho pensato che quel teatro non mi sarebbe mai appartenuto perché anestetizzato, fatto di abbonamenti soporiferi e soprattutto era/è sordo, sordo alla sperimentazione, sordo alla strada così incastonato in cartelloni privi di fragilità, giovinezza ed entusiasmo. Caro Sergio credo che il teatro dovrebbe partire dalle merende che la signora Piccotti (Signora che abita a pochi metri dal teatro Quarticciolo) portava in teatro, perché scoperto TBQ scoprì la bellezza della comunità, la bellezza di avere un luogo istiuzionalizzato aperto ad incontrare: la signora Piccotti, i ragazzi dei laboratori teatrali da Costituzione a Città di parole, alle piccola ma intensa comunità di Tracciati di viaggi, le persone hanno bisogno di incontrarsi e di avere la possibilità di crescere. Molto di quello che ho imparato lo devo ad un incontro durante il servizio civile, con Sabina. Lei ha mediato e fatto incontrare un ibrido semisapiente come me, con tante persone che ritengo ora i miei maestri: Barbara Della Polla, Massimo Talone, Ninni Bruschetta, Veronica Cruciani. E grazie a TBQ ho imparato, imparo che i teatri devono essere gestiti da menti piene di bellezza, e non di cagnolini rabbiosi che poi del teatro non apprezzano nulla. E che bisogna lottare per renderli liberi. Ho considerato TBQ una casa-una palestra per la mia mente e per la mia anima, poi hanno deciso di far diventare i teatri di cintura dei ripostigli, ma siamo tanti a credere e a vedere le pontenzialità. Quello che mi chiedo e perché chi ha fatto il 68 non aiuti noi nati nell'81 a resistere insieme! Le nuove generazioni hanno bisogno solo di una piccola spinta, non siamo del tutto perduti ma voi che dovreste prenderci per mano almeno per un attimo state rinunciando alla bellezza della vostra giovinezza e noi quasi trentenni ci svegliamo in un mondo censurato.
un bell'esempio di buona pratica di lavoro laboratoriale e teatrale, in relazione creativa con il territorio
testo Ferdinando Vaselli e Veronica Cruciani Compagnia Veronica Cruciani con la collaborazione alla regia Alessia Berardi musiche originali Sebastiano Forte assistente alla regia Fiona Sansone costumi Barbara Bessi disegno luci Gianni Staropoli con Veronica Cruciani, Alessia Berardi, Marianna Arbia, Consuelo Cagnati, Elena Chiattelli, Elisa Di Stefano, Giulia Galloni, Andrea Loreti, Mauro Marchetti, Lucia Mattei, Andrea Panichi, Paolo Quintiliani, Giulia Scatà
Protagoniste assolute dello spettacolo, le testimonianze e le storie raccolte che, oltre a costituire la base del lavoro su cui la regista Veronica Cruciani e i partecipanti al laboratorio hanno creato i testi teatrali dello spettacolo, rappresentano la storia del quartiere in cui le persone vivono e in cui vita reale e sogno si incontrano, talvolta confondendosi. Lo spettacolo è la continuazione di Nozze di Borgata(che ha debuttato lo scorso giugno), come spiega Veronica Cruciani: "lo integra e lo arricchisce perché ne rappresenta la prima parte. Ma mentre Nozze di Borgata parlava delle radici del Quarticciolo, ovvero la sua storia più antica narrata dagli anziani, Città di parole porta sul palcoscenico tematiche contemporanee perchè connesse alle nuove generazioni, come il linguaggio mutuato dalla televisione e da internet, o come la massiccia presenza di rumeni sul territorio, oppure come i pendolari che arrivano da Zagarolo e da Cave". Partendo dalle parole dei protagonisti, pendolari, studenti, professori, abitanti, è stato possibile rintracciare un patrimonio d'informazioni che contenesse la memoria del passato e l'esperienza del presente, offrendo così ai giovani la possibilità di accrescere le proprie conoscenze ed esprimerle creativamente, agli anziani la possibilità di valorizzare le proprie memorie. "In questo spettacolo la realtà è importante, il quartiere, la scuola, gli immigrati, i pendolari -continua la regista Cruciani- attraverso il metodo dell'intervista abbiamo scandagliato quelle realtà che si fa fatica a vedere e raccontare. Abbiamo scoperto luoghi e storie dimenticate, ascoltando il vissuto del territorio: giovani, casalinghe, pensionati, stranieri. Attraverso le narrazioni di chi in questi luoghi ci ha vissuto, abbiamo gettato uno sguardo sul quartiere e sulle periferie, ma soprattutto sulle dinamiche che legano il centro e la periferia, la città e i comuni della provincia di Roma." Sul palcoscenico una vecchia foto in bianco e nero. I protagonisti appaiono come dentro un ricordo lontano, ma ancora vivissimo. Un gruppo di persone immobili pronte per essere immortalate raccontano le vite, le storie e i ricordi.
Si sono divaricati i discorsi, credo. I teatri, quelli di periferia in particolare, evidenziano un grave errore delle sinistra, nel non averli sostenuti ed alimentati. Io li consideravo le nuove 'case del popolo', dei luoghi di riferimento,... dove incontrarsi , scambiarsi opinioni, assistere a delle prove, vedere degli spettacoli, ascoltare della buona musica, leggere un buon libro.... Le persone che hanno fatto IL Teatro, sono tante, ogni grande attore ha normalmente dietro di se un buono e bravo organizzatore, amministratore o altro. Penso a Savoldi, l'amministratore di Franco Parenti o a Franca Rame, senza di lei non esisterebbe Dario Fo. Lo ha alimentato e sostenuto. Ma cosa dovrebbero essere i teatri di oggi...
alcuni dei libri letti il 23 aprile 2010 a TBQ durante la serata di lettura condivisa PAROLE DA VIAGGIO
per i lettori curiosi
un tram...
è un organismo che si nutre di storie, di storie di persone che a intermittenza lasciano le loro tracce, le loro presenze. SALGONO, SCENDONO, SCENDONO, SALGONO ... ogni passaggio è una traccia di cui si nutre il tram ... è questo che stiamo cercando. IMMAGINI DA VIAGGIO è un catalogo, una narrazione visiva di storie vissute ...
"... Il viaggio agisce come una forza che muta il corso della storia umana e così accade anche nella scrittura; qualcosa che, mentre si viaggiava e si viveva, pareva fondamentale è svanito, sulla carta non c'è più, mentre prende imperiosamente forma e si impone come essenziale qualcosa che nella vita - nel viaggio della vita - avevamo appena notato..." da L'infinito viaggiare di Claudio Magris
"... Fece un lungo viaggio, fu esausto, consunto dalla fatica; quando ritornò si riposò, su una pietra l'intera storia incise" da l'Epopea di Gilgamesh
"La strada, che io credevo capace di imprimere alla mia vita svolte sorprendenti, la strada, con le sue inquietudini ed i suoi sguardi, era il mio vero elemento: in essa ricevevo come in nessun altro luogo il vento dell'eventualità". André Breton, Le pas perdu, 1924